La tecnologia del fotovoltaico organico, nota anche come OPV
(Organic Photovoltaics), rappresenta una delle frontiere più dinamiche
dell'energia solare di terza generazione, caratterizzata dall'impiego di materiali
organici, polimeri o piccole molecole a base di carbonio, capaci di trasformare
la luce solare in elettricità sfruttando processi fotovoltaici
tradizionali, ma in forma più sostenibile, flessibile ed esteticamente
integrabile.
La sua chiave risiede nella produzione: i materiali attivi
possono essere depositati mediante tecniche di stampa, come roll‑to‑roll,
serigrafia o stampa a inchiostro, su substrati sottili, flessibili e persino
trasparenti. Questo processo riduce costi, consumo energetico e utilizzo di
materiali rari o tossici, rendendo il sistema potenzialmente più ecologico
rispetto alle celle tradizionali in silicio.
Dal punto di vista dei materiali, i composti impiegati
includono polimeri come PTB7, P3HT e accettori come il PCBM (fullereno),
stampati su pellicole plastiche per ottenere dispositivi leggeri e adattabili a
molteplici superfici. La struttura elettronica interna può essere di tipo
planar, in cui la giunzione tra donatore e accettore è definita, oppure in
configurazione bulk heterojunction (BHJ), in cui la miscelazione dei materiali
genera interfasi a dimensione nanometrica, ottimizzando l'estrazione degli eccitoni.
Nonostante i vantaggi evidenti, leggerezza, flessibilità,
costi contenuti, sostenibilità, integrazione architettonica e capacità di
funzionare anche con luce diffusa o artificiale, gli OPV affrontano limitazioni
che ne rallentano la diffusione su vasta scala. Un limite consistente è
l'efficienza di conversione fotovoltaica, oggi ancora inferiore a quella del
silicio: valori tipici si attestano tra il 5% e il 14% in condizioni reali,
rispetto al 20‑25% delle celle tradizionali.
Tuttavia, la ricerca non si ferma: nel 2023, un modulo OPV
realizzato da scienziati della Friedrich Alexander Universität Erlangen Nürnberg
(FAU), certificato dal Fraunhofer CalLab, ha raggiunto un record di efficienza
del 14,46% su una superficie significativa (204 cm²) e con 38 celle collegate
in serie. Questo supera il precedente record del 2021 (13,94%) e dimostra che
le limitazioni tecniche sono affrontate con successo. Prima ancora, nel 2016,
la società Heliatek aveva già documentato un traguardo del 13,2% con celle
multi‑giunzione OPV.
Accanto agli sviluppi in termini di efficienza, si
affrontano con impegno le sfide legate alla durata e alla stabilità dei
dispositivi OPV: i materiali organici tendono al degrado se esposti a umidità,
raggi UV e calore prolungato, con durata tipica inferiore rispetto ai 25‑30
anni delle tecnologie in silicio. Soluzioni come l'incapsulamento con L‑glutatione,
utilizzato in progetti sperimentali su serre e coperture trasparenti, hanno
mostrato risultati promettenti, preservando oltre l’80% dell’efficienza iniziale
dopo 1000 ore di utilizzo continuativo.