Le prestazioni dei moduli HJT si mantengono notevolmente
stabili anche con l’aumentare della temperatura, grazie a un coefficiente di
temperatura di potenza particolarmente basso (tipicamente 0,24%/°C), che
garantisce perdite di efficienza contenute in climi caldi e soleggiati e
permette di mantenere una produzione energetica affidabile anche a temperature
elevate.
A livello di degrado a lungo termine, i moduli HJT mostrano
una sorprendente resilienza: la degradazione da effetto LID
(Light-Induced Degradation), LeTID (Light- and Elevated-Temperature Induced
Degradation) e PID (Potential-Induced Degradation) è fortemente mitigata grazie
agli strati sottili di a‑Si:H e alla robustezza del TCO, consentendo una
perdita di potenza contenuta, inferiore al 12% in 30 anni, con tassi
annuali di degradazione compresi tra lo 0,3% e lo 0,5%.
Dal punto di vista produttivo, la tecnologia HJT si
distingue per un processo relativamente semplice e rapido, che riduce tempi e
costi. Mentre le tecnologie PERC e TOPCon richiedono più di 10 fasi operative,
per le celle HJT bastano solo circa 4 fasi principali: texturing, deposizione
del silicio amorfo, deposizione del TCO e serigrafia/infissione degli elettrodi.
Il che si traduce in minore energia consumata, meno sprechi e una maggiore
efficienza produttiva.
Il progresso sul fronte dell’efficienza non si è fermato:
nel 2025, Trina Solar ha ottenuto un record mondiale per moduli HJT
monocristallini n‑type con efficienza certificata del 25,44% su moduli su larga
scala, migliorando i livelli precedenti e confermando il potenziale di questa
tecnologia per il settore utility e commerciale.
Nonostante la tecnologia rappresenti ancora una quota
modesta del mercato (stimata tra il 7% e il 9% della capacità ad alta
efficienza tra il 2024 e il 2026), il trend è di crescente adozione.
Nel contesto italiano, la sperimentazione industriale ha già
dato i primi risultati concreti: la fabbrica 3SUN di Enel Green Power, a
Catania, ha avviato una linea di produzione di moduli bifacciali HJT in silicio
amorfo e cristallino, con efficienze superiori al 20,5% e una durata dichiarata
superiore ai 35 anni, segnando un importante passo verso la diffusa
industrializzazione dell’HJT anche in Europa.
In sintesi, i moduli a etero‑giunzione (HJT) combinano
efficienza elevata, eccellente comportamento termico, bassa degradazione nel
tempo, produzione semplificata e capacità bifacciali, offrendo un profilo
tecnologico estremamente interessante
per impianti solari di alta qualità,
in particolare in scenari con condizioni ambientali sfidanti o dove è
importante massimizzare il rendimento per unità di superficie.