Dal rendimento in inverno ai costi
reali, cosa c’è di vero e cosa no nelle credenze più diffuse sui social?
L’energia solare è oggi una delle
risposte più concrete e durature alla necessità di ridurre consumi, bollette e
impatto ambientale. Eppure, nonostante i progressi tecnologici, normativi e di
prezzo, permane in Italia un diffuso scetticismo. Questo scetticismo è
alimentato soprattutto da falsi miti, credenze che continuano a circolare sui
social e che finiscono per frenare molti potenziali utenti.
1.
Uno dei miti più radicati riguarda l’idea che un
impianto fotovoltaico funzioni solo quando c’è pieno sole e che nei mesi
d’inverno, o in giornate nuvolose, produca poco o nulla. In realtà, come
spiegano gli esperti, i pannelli solari moderni sono in grado di generare
energia anche con luce diffusa o cielo coperto: ciò non significa che
producano come con il sole pieno, ma che la produzione non si azzera. Inoltre,
l’efficienza stessa dei pannelli radiativi migliora con temperature più basse,
perché il calore eccessivo tende a ridurre la resa. Il tema, dunque, non è
“funzionano o non funzionano” ma “in che misura” producono in condizioni non
ideali.
2.
Un secondo mito molto comune è quello del costo
“troppo elevato” dell’installazione. Un impianto residenziale oggi ha costi
accessibili e che, grazie alle detrazioni fiscali o agli incentivi, e che l’ammortamento
è realistico. Per chi ancora crede che non convenga installare un impianto
fotovoltaico, è utile ricordare che il costo dell’elettricità prelevata
dalla rete non rimane stabile, mentre l’energia autoprodotta mantiene un costo
pressoché fisso.
3.
C’è poi il mito secondo cui i pannelli rubano
terreno all’agricoltura o compromettono la biodiversità. In Italia la questione
è spesso legata alla percezione visiva o territoriale degli impianti, ma
l’analisi dei dati mostra che la superficie agricola “rubata” al fine
energetico è davvero ridotta rispetto all’estensione totale e che, talvolta,
l’agrivoltaico consente la coesistenza tra coltivazione e produzione
energetica.
4.
Ancora, un’altra leggenda vuole che i pannelli
abbiano un elevato impatto ambientale perché richiedono tanta energia per
essere prodotti: in verità il payback energetico dell’impianto, cioè il
tempo necessario affinché l’energia prodotta compensi quella impiegata per la
produzione dei moduli, è molto breve, spesso inferiore all’anno e nel
corso della loro vita utile i pannelli arrivano a evitare emissioni molte volte
superiori a quelle necessarie per fabbricarli.
5.
Un altro pregiudizio riguarda la durata
dell’impianto: qualcuno sostiene che “dopo dieci anni” sia già obsoleto o
inefficace. Anche questa affermazione è superata: oggi la vita utile stimata
di un buon impianto è 25-30 anni e in genere i moduli continuano a funzionare
anche oltre, con degrado contenuto. In parte ciò dipende dalla qualità dei
materiali, dalla cura dell’installazione e dalla manutenzione, ma è ben lontano
dall’idea corrente che non duri abbastanza.